mercoledì 23 maggio 2018

Un termine usato a casaccio: il big bang

L'idea del big bang, l'esplosione che avrebbe dato origine all'universo, stuzzica i pensieri di tutti, anche di chi di astrofisica sa poco o nulla, e invita a elaborare congetture che spaziano dalla scienza alla filosofia, e a volte fino alla spazzatura. Questa storia che prima era tutto buio e non c'era nulla, e poi all'improvviso buum!!! un botto pazzesco, una luce accecante, e mille pezzi scagliati in giro, e poi, tempo 14 miliardi di anni, anno più anno meno, eccoci qua, scatena indubbiamente l'immaginazione, con ragionamenti fra i più svariati. E magari sorge spontaneo chiedersi cosa ci fosse prima, oppure dubitare che tutto questo sia realmente accaduto. In fin dei conti come facciamo a essere certi di qualcosa che - dicono - è accaduto quasi 14 miliardi di anni fa? Per non parlare della stampa, che mediamente un paio di volte l'anno, ogni volta che avviene qualche scoperta importante in astrofisica, scrive che la teoria del big bang è messa in crisi (e anche Einstein, già che ci siamo).

Peccato che tutto parta da un grossissimo equivoco: il big bang, inteso come l'inizio di tutto (qualunque cosa possa significare il termine "tutto") per la scienza, è un concetto sconosciuto. Nonostante anche gli scienziati usino spesso parlare della "esplosione iniziale", in realtà il significato che gli attribuiscono è ben diverso da quello che normalmente crede il grande pubblico.

Quindi adesso faremo un po' di chiarezza su che cos'è, e soprattutto cosa non è il big bang.

Tutta la storia nasce da un'osservazione fatta già alla fine degli anni venti del secolo scorso: le galassie si allontanano le une dalle altre, e più sono distanti, maggiore è la loro reciproca velocità di allontanamento.  E' la legge di Hubble, cioè la velocità di allontanamento tra due galassie distanti d, vale v=Hd, dove H è una costante che vale circa 70Km/sMps (chilometri al secondo per megaparsec). Ovvero due galassie distanti 3.26 milioni di anni luce (cioè 1 megaparsec), si allontanano con una velocità di 70 Km/s. Se sono due megaparsec, 140 Km/s, e così via.

Questa legge è quella che si otterrebbe per la velocità di allontanamento di punti disegnati sulla superficie di una membrana, o sulla superficie di un pallone, qualora la stirassimo in tutte le direzioni, ad esempio gonfiando il pallone. La distanza fra due punti qualunque aumenterebbe nel tempo, man mano che stiriamo la membrana del pallone, in modo proporzionale alla loro distanza. Ogni punto vedrebbe tutti gli altri punti allontanarsi da lui in questo modo. Esattamente quello che succede con le galassie: lo spazio fra di esse aumenta costantemente, e il risultato è la legge di Hubble. Conclusione, le galassie si allontanano, e il modo in cui si allontanano è interpretabile come un'espansione dello spazio fra le galassie, spazio che dilatandosi trascina con se le galassie, come la superficie del palloncino trascina con se i punti che ci abbiamo disegnato sopra. Ogni punto si considera al centro di tutto, e vede gli altri punti allontanarsi da lui, ma chiaramente non c'è un centro da cui è iniziata l'espansione, perché ogni punto vede lo stesso fenomeno.

Ma se le galassie si allontanano, allora è lecito pensare che, nel passato, esse erano più vicine fra loro. E possiamo immaginare di mandare il film dell'espansione dell'universo alla rovescio e chiederci quali dovevano essere le condizioni di un universo del genere man mano che procediamo col rewind. E per rispondere a questa domanda, applichiamo le leggi della fisica che conosciamo a un universo che, più procediamo indietro nel tempo, più doveva essere denso.

E se andiamo molto indietro con il filmato, arriviamo ad un certo punto in cui le galassie erano tutte sovrapposte fra loro, in una condizione di densità e temperatura ben diversa da quella attuale. In altri termini, in un universo del genere, non potevano esistere stelle e galassie, e la materia doveva essere disgregata nei suoi componenti fondamentali. Gli atomi, ma ancor più indietro nel tempo, i componenti più piccoli della materia.

Un universo del genere doveva essere molto più denso di quello attuale, e anche molto più caldo. Esattamente come un gas, che se lo comprimiamo aumenta di temperatura (la pompa della bicicletta si scalda quando la comprimiamo). La parola magica che descrive la caratteristica dell'universo primordiale è proprio questa: caldo!

Se immaginiamo quindi l'universo, quando era in queste condizioni, come un gas di particelle, dire che c'erano temperature elevate significa che le particelle al suo interno avevano grandi energie cinetiche. E' una cosa, questa, che sappiamo da tempo: in un gas la temperatura è proporzionale all'energia cinetica media delle particelle che lo compongono. E se le particelle che compongono il gas hanno energie cinetiche elevate, vuol dire che queste si muovono molto velocemente, e essendo la densità molto alta, vuol dire che esse sbattono fra loro continuamente, in urti ad alta energia. Come avviene negli acceleratori di particelle, dove si riproducono, sebbene solo in un punto, le condizioni dell'universo primordiale, facendo urtare fra loro protoni o elettroni. Insomma, l'universo primordiale doveva essere una brodaglia di particelle (compresi i fotoni, cioè la luce) che sbattevano continuamente fra loro ad alta temperatura, trasferendosi continuamente energia le une con le altre, e livellando continuamente le eventuali differenze locali di temperatura che potevano venirsi a creare. Praticamente una mega pogata sotto il palco di un concerto metal, dove se vuoi muoverti più veloce della media o se vuoi ballare un lento, non puoi, perché vieni continuamente urtato da qualche rompicoglioni, che ti obbliga a muoverti mediamente come tutti gli altri. Un posto ben poco invitante, e certamente poco vario rispetto all'universo attuale.

Adesso arriviamo al punto cruciale: l'immagine che ci siamo creati di questo ipotetico universo primordiale, che è basata sul mandare all'indietro il film delle galassie che si allontanano, è vera? Possiamo crederci? E come facciamo a controllare se è vera? Non sembrerebbe un problema semplice, visto che significa verificare qualcosa che è accaduto più di 13 miliardi di anni fa.

Beh, per verificare questa ipotesi possiamo chiederci se, in base alla fisica che conosciamo, quell'universo così caldo, denso e uniforme, così diverso da quello attuale, abbia lasciato tracce di quelle condizioni così particolari che siano visibili anche nell'universo di oggi. Qualche traccia, magari diluita dal tempo, che rappresenti la firma di quelle condizioni così estreme. E' successo questo?

La risposta è sì. Le nostre conoscenze di fisica ci prevedono che, partendo da un universo del genere, l'universo attuale debba essere permeato da un mare di fotoni con caratteristiche ben specifiche in termini di energia (ovvero frequenza), densità e uniformità spaziale e angolare. Questo mare di fotoni, la cui esistenza è stata prevista teoricamente in base alle nostre conoscenze di fisica, applicata al film fatto girare all'indietro, è stato realmente osservato già nel 1964, e in questo mezzo secolo è stato studiato con estrema accuratezza. Si chiama radiazione cosmica di fondo, e rappresenta letteralmente la fotografia dell'universo di più di 13 miliardi di anni fa. Essa ci mostra un universo estremamente uniforme, uguale ovunque, con soltanto piccolissime differenze locali di temperatura (ovvero densità). Eccola, questa fotografia. Forse non vi dice niente, ma è di gran lunga la fotografia più incredibile mai scattata.



Non solo. Lo stesso modello di universo primordiale che ha previsto l'esistenza di questo mare di fotoni, ci prevede anche che, in una fase ancora precedente (quindi con il film mandato indietro ancora un po'), debbano essersi formati i nuclei di idrogeno e elio, nati assemblando assieme i protoni e i neutroni che riempivano l'universo di allora, e che riuscivano ad agganciarsi fra loro mentre vagavano in quella brodaglia caldissima. Ma non basta. Questo modello, costruito con le leggi fisiche che conosciamo, ci prevede anche con precisione quanto elio ci deve essere rispetto all'idrogeno, supponendo vere quelle condizioni primordiali. Ce ne da una previsione ben precisa: il 25%. Questo numero è il risultato che viene fuori applicando le leggi della fisica che conosciamo a un universo caldissimo in espansione, mentre protoni e neutroni, sbattendo fra loro, cercavano di agganciarsi assieme formando Deuterio e Elio, il tutto mentre i neutroni diminuivano in numero perché decadevano trasformandosi in protoni, elettroni e neutrini. In questa previsione c'è tutta la fisica che conosciamo: fisica nucleare, interazioni deboli, elettromagnetismo, teoria cinetica dei gas, tutto!

E succede che se andiamo a misurare la frazione di Elio4 rispetto all'Idrogeno presente oggi nell'universo, troviamo che - accidenti! - questa vale proprio il 25%! Un numero molto maggiore di quello che verrebbe fuori se l'Elio presente nell'universo fosse quello prodotto dalla combustione dell'idrogeno nell'interno delle stelle. Un numero che non sarebbe spiegabile altrimenti. Se l'universo in passato non fosse stato caldo e denso e in espansione, con condizioni enormemente diverse da quelle attuali, non potrebbero esistere né la radiazione cosmica di fondo, né ci sarebbe stato verso di produrre una frazione di Elio rispetto all'Idrogeno pari a quella osservata.

Questo modello in cui l'universo si espande (che è un fatto osservato), si espandeva anche in passato, e era quindi estremamente caldo e denso, si chiama teoria del big bang.

E allora uno si chiede: ma in tutto questo dove sta il big bang? Dov'è la grande esplosione iniziale? Risposta: non c'è! La teoria del big bang non parla del big bang!

Che delusione, vero? Non ne parla per il semplice fatto che se continuiamo a mandare indietro il nostro film, ad un certo punto le condizioni della materia, la sua densità e temperatura, diventano così alte e estreme che le nostre conoscenze di fisica perdono di significato. Le stesse definizioni di spazio e tempo vacillano, e non si applicano a un universo con quelle caratteristiche.

A quel punto semplicemente non sappiamo cosa sia successo. E quindi non possiamo parlare di inizio. La teoria del big bang non dice NULLA di come sia nato l'universo. L'universo potrebbe essere perfino esistito da sempre, e per qualche motivo l'espansione potrebbe essere iniziata per effetti quantistici o chissà per che altro motivo. Potrebbe essersi compresso e espanso in una miriade di cicli. Semplicemente non lo sappiamo.

E allora perché spesso si parla di istante zero? Cosa vuol dire? Perché i fisici dicono spesso: "un secondo dopo il big bang, un miliardesimo di secondo dopo l'istante zero, etc?"

I fisici in realtà non intendono realmente l'istante zero, di cui, ripeto, non sappiamo dire nulla, nemmeno se è mai esistito. I fisici, quando dicono "1 secondo dopo il big bang", intendono sostanzialmente il tempo trascorso da quelle condizioni così estreme per le quali le nostre conoscenze di fisica diventano inutili. Con tutte le possibili incertezze del caso, perché mandando indietro il nostro filmato, a un certo punto, anche senza arrivare a quel momento topico (si chiama tempo di Planck, per inciso) potrebbero essere accadute cose strane, che al momento possiamo solo ipotizzare.

Puntata in preparazione: idee sbagliate sul big bang e l'espansione dell'universo: restate sintonizzati! Oppure, che fa più figo, "stay tuned!".

giovedì 10 maggio 2018

Gli ingredienti tipici di una notizia bufala

Ne mesi scorsi girava su Facebook un post che diceva più o meno: "Se vi chiamano dal numero tal dei tali, nn (senza la o, n.d.r.) rispondete, e (senza accento, n.d.r.) della Blue Whale. Fate girare".  Blue Whale è il fantomatico gioco russo che circola in rete, che avrebbe spinto un centinaio di adolescenti al suicidio. Fantomatico perché non ci sono prove che esista realmente.

Comunque questo post era stato circolato da una persona che, a sua volta, chiedeva aiuto per capire se fosse vero che quel numero era della Blue Whale, o se si trattasse di una bufala.




E quindi, come si fa a capire se una notizia è una bufala? A volte non è immediato, ma in generale ci sono caratteristiche rivelatrici inequivocabili, e spesso ci vuole più tempo a diffondere la bufala che ad appurare che, appunto, di bufala si tratta. Vediamo partendo dall'esempio sopra citato.

Innanzitutto gli errori di ortografia: uno che, con intenti seri, preparasse un cartello colorato con tanto di scritta per informarti di un pericolo serio, e poi risparmiasse quel mezzo secondo per non scrivere la "o" di non, e l'accento di è, come minimo è un imbecille, e quindi già questo rende difficile credergli. Come se sui pali della corrente, nelle stazioni scrivessero: "Attnzn ce lalta tenzn kese tokki muori!!".

Poi quella cosa che "è della Blue Whale". Come se si trattasse di un'azienda. La Blue Whale Enterprise. "Pronto, siamo della Blue Whale, lei è stato selezionato per suicidarsi, la informiamo che non può rifiutarsi e deve incidersi una balena sull'avambraccio. Passerà un nostro incaricato a controllare. No, un Mesoplodon europaeus non è valido, deve essere proprio una balena". Avranno i call center in Albania alla Blue Whale, che costano meno?

E poi bastano pochi secondi per controllare il numero di telefono. Basta aprire Google e inserire il numero di telefono nella casella di ricerca, e viene fuori che invece della Blue Whale Corporation quel numero si riferisce a un supermercato di Castenaso, alla periferia di Bologna (fonte).

Controllare una notizia che ci appare come una bufala smaccata, come in questo caso, costa veramente poco, in termini di tempo. Molto meno che condividerla su Facebook chiedendo agli altri cosa ne pensano, con il duplice effetto di darle ulteriore visibilità e di mostrare al mondo quanto siamo imbecilli.

In generale esistono svariati siti anti-bufala (ecco una lista), e basta digitare, sempre con Google, alcune parole chiave della notizia con in aggiunta la parola "bufala", e se qualcuno l'ha già catalogata come tale, ci apparirà il link. Quantomeno questo ci servirà a sapere che esiste la possibilità che sia una bufala, e che altri hanno già indagato in tal senso. Basta veramente poco, ma il punto è volerlo fare. Ma molti preferiscono diffondere la bufala dicendosi "in fondo che male fa?". Poi vedremo, che male fa.

Sempre dai siti anti-bufala impariamo che esistono siti che deliberatamente diffondono bufale, con lo scopo primario di guadagnarci in pubblicità. Infatti questi siti contengono all'interno banner pubblicitari, e ogni volta che qualcuno apre il sito, fa automaticamente guadagnare qualcosa al gestore del sito stesso, come ben spiegato ad esempio qui. Non solo, ma recenti inchieste (fonte) hanno mostrato come questi siti che diffondono bufale facciano capo a un numero ristretto di individui, che oltre a guadagnarci hanno il chiaro intento di diffondere false notizie con scopi politici e di orientamento delle opinioni, facendo leva su sentimenti di pancia della popolazione. E' curioso che, chi diffonde queste notizie, sventoli spesso la bandiera del "non mi faccio fregare", quando in realtà è il primo a farsi fregare.

Detto questo, ci sono alcuni ingredienti tipici che sono comuni a tutte le bufale.

L'uso smodato del maiuscolo e del punto esclamativo. Ditemi, dove vi capita di vedere articoli scritti tutti in maiuscolo? La prima cosa che viene in mente, quando si legge qualcosa del genere, è che chi scrive abbia qualche turba psichica. Della serie: ma che cazzo urli? Un articolo scritto tutto in maiuscolo è quantomeno indicativo di una persona che non è abituata a scrivere, e quindi difficilmente si tratta di qualcosa di affidabile. E molto probabile che sia l'improvvisazione di qualche buontempone (voglio essere buono, oggi). Comunque la ricetta per dimezzare il numero dei cazzari sarebbe quella di mettere l'utilizzo del caps-lock a pagamento.

L'invito a condividere, perché "non ce lo dicono". Soltanto il fatto che uno stia scrivendo su Facebook, o metta un link di Youtube o di un qualunque altro sito web dicendo "non ce lo vogliono far sapere" dovrebbe far insospettire anche Stanlio e Olio. Il fatto stesso che una cosa sia su internet è l'antitesi di "non ce lo vogliono far sapere". E poi "CHI" non ce lo vuole far sapere? CHI lo vuole censurare? Il potere? I Rosacroce? I Templari? Un nome, cazzo! Almeno per una volta diteci il responsabile: Pietro Gambadilegno non ce lo vuole far sapere!!

Controllare la data. Spesso sono articoli vecchi di anni che girano e rigirano, spacciati per notizia dell'ultima ora.

Se cliccate su un titolo che recita: "Non potete immaginare cosa ha fatto questa donna!", se vi va bene vi beccate un virus. E vi sta bene. Altrimenti li fate comunque guadagnare in pubblicità, e il contenuto del sito potrebbe essere di qualunque tipo, e certamente molto deludente rispetto alle aspettative (lo so bene, perché io quando vedo un link del genere ci clicco sempre, ovviamente!).

Controllate se l'immagine corrisponde al soggetto in questione. Su Google immagini è facile sapere a che cosa si riferisce un'immagine. Basta caricarla e chiedere di verificare se esistono immagini simili. Ad esempio se l'Onorevole Gasparri (fonte) avesse messo in pratica questa banale procedura, avrebbe scoperto che la foto che affermava di ritrarre uno zingaro pluriarrestato per furti in appartamenti e sempre rimesso in libertà, raffigurava in realtà Jim Morrison nella foto scattata dalla polizia a Miami nel 1969, dopo un famoso quanto turbolento concerto. Si sarebbe risparmiato, l'onorevole, una figura patetica.

Diffidare dai toni enfatici. Soprattutto se si tratta di una notizia inerente a qualche presunta scoperta scientifica, tipo "scoperta la cura del cancro!", oppure "Quest'uomo con la sua scoperta avrebbe risolto i problemi dell'umanità! (ma non ce lo fanno sapere)". A parte il "non ce lo fanno sapere", le scoperte scientifiche avvengono sempre per gradi, e in genere vengono rese note con un linguaggio che non è di questo tipo. Magari la notizia potrebbe avere del vero, ma poi la stampa e il titolista ci hanno messo il resto, trasformando un piccolo successo della ricerca in una scoperta epocale.

Quando vi dicono "scoperta la cura del cancro", sappiate che è certamente una scemenza. Intanto non esiste "il" cancro, ma tanti tipi diversi di cancro, e poi figuriamoci se una scoperta del genere avviene così, da zero a mille (vedi il punto precedente).

Se è una scoperta scientifica di quelle epocali, tipo prevedere i terremoti, curare il cancro (scusate se mi ripeto), o qualche altra malattia grave, effettuata da uno che nella vita normalmente fa tutt'altro, tipo l'elettricista in pensione, e questa scoperta è però disconosciuta dalla scienza ufficiale (come se poi ne esistesse un'altra), chiedetevi se è possibile che un elettricista in pensione possa scoprire, lui da solo, l'unico al mondo, come si prevedono i terremoti. Chiedetevelo prima di condividere la notizia. Fate questo piccolo esercizio mentale, e chiedetevi: vi fareste togliere il dente del giudizio da un commercialista con la passione dell'odontostomatologia? E da un architetto? Come dite? Non ve lo fareste togliere nemmeno da un neurologo, ma vorreste addirittura un dentista professionista, e magari pure bravo? E allora perché cazzo avete creduto a un laureato in scienza della comunicazione che affermava di essere l'unico al mondo a saper curare la Sclerosi Laterale Amiotrofica (Sla), santificandolo come il paladino dei diritti dei malati (fonte)?

Controllare se fa leva sui pregiudizi. Tutti abbiamo pregiudizi, e ci piace credere in ciò che supporta le nostre convinzioni. E quindi può succedere che se vediamo una foto con due persone di colore spaparanzate su una panchina, e sotto un titolo che ci ricorda che gli immigrati prendono 35 euro al giorno, saremmo portati a credere che quei due tipi siano la prova di un vergognoso spreco di denaro pubblico. E invece i protagonisti di quella foto erano tutt'altro.

Controllare se la notizia è pubblicata da altre testate. Anche se a volte la bufala è condivisa acriticamente anche da testate giornalistiche che dovrebbero essere serie, in genere, se la notizia dice che dal prossimo anno ci sarà l'obbligo di versare l'otto per mille al cugino della Boldrini, e questa notizia è pubblicata soltanto da vergognacheschifo.it, qualche dubbio ve lo dovete far venire, se non siete proprio stupidi.

Controllare bene il nome della testata. Ci sono siti che scimmiottano nomi di testate famose, con solo una lettera di differenza, tipo rebubblica.it, Ilmattoquotidiano.it, ilfattoquotidaino.it, ilgiomale.it, il messangero.it, etc, che funzionano come siti click-bait. Ovvero vivono sulla pubblicità pubblicando scemenze, sulle quali è forte la tentazione di cliccare.

E infine: ma comunque che male fa? Già, che male fa condividere una notizia falsa? Oltre a farci apparire idioti, può fare molto male. E' il caso di questo ragazzo (fonte) la cui foto qualcuno ha messo su Facebook, dicendo di condividerla, perché si trattava di un pedofilo. Non era vero, ma nel giro di poche ore questa persona ha avuto le caselle di posta subissate di insulti e minacce, il bar di cui era proprietario è stato imbrattato, e insomma, la sua vita è stata irrimediabilmente rovinata. Poco è servito smentire, perché si sa che le smentite sono sempre poco efficaci. E poi in tanti resta comunque il dubbio che "se lo hanno detto qualcosa di vero deve esserci". Quindi se vi viene in mente di condividere della merda simile, fatevi questa domandina, prima di appoggiare il ditino sul bottone del condividi: "e se un giorno dovesse capitare che al posto di quello sconosciuto ci fosse la mia faccia?"



giovedì 3 maggio 2018

Viaggiare (veloci) rende più giovani? Dipende...

"Viaggiare vi fa apparire più giovani, lo dice la teoria della relatività!"

Strano che a nessuna agenzia di viaggio sia mai venuto in mente come slogan, perché è vero. Infatti la teoria della relatività ristretta prevede che il tempo misurato da chi sta fermo scorra un po' più lentamente rispetto a quello di chi viene visto in movimento. E quindi chi sta fermo dirà: ma guarda quello lì, oltre a viaggiare (che di per sé in genere è già bello, a meno che non sei sul 40 da Roma Termini a Torre Argentina) resta pure un po' più giovane di me! Pare che la lobby dei produttori di creme antirughe faccia di tutto per tenere segreta questa scoperta.

E' il famoso paradosso dei gemelli. Due gemelli, che quindi hanno la stessa età, si salutano perché uno dei due parte per un viaggio con un'astronave che - già che ci siamo - è anche capace di viaggiare a velocità prossime a quella della luce. Quando il gemello viaggiatore ritorna dal suo viaggio, per il fratello che è rimasto a casa sono passati mettiamo 5 anni, mentre per il gemello viaggiatore solo 3. In ogni caso, indipendentemente dalla velocità che ha raggiunto, il gemello viaggiatore tornerà sempre un po' più giovane del fratello.

In realtà il lettore attento (i libri di fisica di una volta lo dicevano sempre: "il lettore attento...") potrebbe avere qualcosa da ridire. 

Infatti la teoria della relatività ristretta ci dice anche che due sistemi inerziali in moto relativo sono perfettamente equivalenti e indistinguibili. In altri termini non c'è nessun modo, nessun esperimento di alcun tipo, nessuna legge fisica, che ci permetta di dire chi sta fermo e chi sia realmente in movimento. Anzi, lo stesso concetto di "fermo" in assoluto, è privo di senso. Se mi mettessi nel sistema di riferimento di chi viaggia, infatti, potrei a pieno titolo considerarmi fermo, e a questo punto quello che non si è schiodato dal divano lo vedrei in movimento, lui e il suo divano. Una situazione perfettamente simmetrica, insomma. E allora come stanno le cose? Come faccio a dire che effettivamente a viaggiare si resta un po' più giovani, se la relatività stessa mi dice che non si può dire in assoluto chi si muove e chi sta fermo? Dove nasce l'asimmetria così famosa tra il gemello viaggiatore e quello sedentario?
Why rush? we wanna stay young! Si vede che non conoscono la teoria della relatività!

L'asimmetria nasce dal fatto che i due sistemi di riferimento non sono perfettamente equivalenti come potrebbe sembrare (a una lettura non attenta!). I due gemelli, infatti, all'inizio sono fermi entrambi nel sistema di riferimento del gemello sedentario, quello che resta sulla Terra. Il gemello viaggiatore poi parte da fermo e quindi, per forza di cose, accelera. Poi, per tornare indietro a confrontarsi col fratello, dovrà rallentare, e quindi decelerare, e poi accelerare di nuovo per ripartire, e poi decelerare quando è in prossimità del suo fratello che è restato a casa. Tutte queste accelerazioni e decelerazioni non coinvolgono invece il fratello sedentario. Risultato: il fratello sedentario sta in un sistema di riferimento inerziale, il fratello viaggiatore no. La conclusione è quindi che l'obiezione fatta poco sopra non è applicabile, perché i due sistemi di riferimento sono effettivamente differenti e distinguibili. Quello che resta più giovane è quello che ha sbattuto la faccia sul cruscotto dell'astronave, e si è preso il colpo di frusta al collo.

In realtà non si deve pensare che il paradosso dei gemelli sia spiegabile solo con la relatività generale, dato che coinvolge accelerazioni. Trascurando il periodo di accelerazione, infatti, la stessa relatività ristretta ci mostra che i tempi misurati nei due sistemi di riferimenti non sono più sincronizzati al ritorno del gemello viaggiatore, e effettivamente, al loro ritorno, i nostri eroi non hanno più la stessa età.

Questo fenomeno, difficilmente verificabile con gli esseri umani (Trenitalia si era offerta come testimonial, ma il treno che doveva essere utilizzato per il test è stato cancellato "causa ritardo nella preparazione del treno" mandando a monte l'esperimento) è stato però controllato usando orologi atomici estremamente precisi, uno lasciato a terra e uno messo su un aereo. Perfettamente sincronizzati all'inizio, non lo erano più dopo il volo.

Certo, su un aeroplano le velocità sono sempre molto inferiori a quelle della luce. Un jet supersonico, ad esempio, viaggia a un decimilionesimo della velocità della luce, e l'oggetto più veloce mai prodotto dall'uomo, la sonda Juno, che ha raggiunto raggiunto i 265000 Km/h nel suo viaggio verso Giove, ha comunque viaggiato al massimo a qualche decimillesimo della velocità della luce. Ma ci sono casi in cui la dilatazione dei tempi si manifesta in modo plateale. Questo avviene quando le velocità in gioco sono veramente prossime alla velocità della luce. Se con gli oggetti macroscopici la cosa è per ora tecnologicamente inarrivabile, con le particelle elementari è un gioco da ragazzi. Le particelle elementari, infatti, per come sono prodotte, per loro natura, viaggiano spesso a velocità che a tutti gli effetti sono pari a quella della luce, anche se non esattamente uguali.

Esiste ad esempio una particella che si chiama muone, che è uguale a un elettrone, con le stesse proprietà, ma solo circa 200 volte più pesante, che fa al caso nostro. Il muone, a differenza dell'elettrone, è instabile, e una volta prodotto, ad esempio in urti fra particelle, dopo poco decade, cioè si tramuta in particelle più leggere. Dopo "poco", significa dopo circa un milionesimo di secondo. Si dice che la sua vita media è quindi (circa) un milionesimo di secondo.

Questo avviene quando il muone è in quiete, cioè è prodotto e osservato fermo in laboratorio. Ovvero, se produciamo un numero molto grande di muoni fermi, e misuriamo quanto tempo ci mettono a decadere, scopriamo che in media decadono dopo un milionesimo di secondo da quando sono stati prodotti.

Però poi ci sono i raggi cosmici, che sono particelle di alta energia (tipicamente protoni) che provengono dallo spazio, e, nel loro vagare per l'universo, a volte intercettano lungo il percorso la terra. E quando si trovano la terra davanti, sbattono con i nuclei degli atomi che compongono l'atmosfera, producendo cascate di particelle secondarie, come avviene artificialmente anche negli urti prodotti con gli acceleratori di particelle. In mezzo a tutte queste particelle secondarie prodotte dai raggi cosmici quando sbattono contro i nuclei dell'alta atmosfera, vengono prodotti anche muoni.

Questi muoni hanno energie tipicamente elevate, data l'alta energia dei raggi cosmici primari che hanno causato gli urti. E alta energia significa, per una particella elementare, velocità prossime alla velocità della luce. Quindi anche i muoni prodotti da questi urti si muovono a loro volta a velocità prossime a quelle della luce. Chiaro no? Se lancio una boccia di biliardo così velocemente contro una boccia ferma tanto da spaccarla, anche i frammenti si muoveranno velocemente.

Ora, se non fosse vera la teoria della relatività, un muone prodotto in un urto del genere, dovrebbe percorrere, durante la sua vita media di circa 1 milionesimo di secondo, una distanza pari a L = ct = 300 metri, dove c è la velocità della luce e t è la vita media. Più o meno (che la velocità del muone sia pochissimo meno della velocità della luce è, per questo calcolo, del tutto irrilevante). In altri termini dopo 300 metri i muoni dovrebbero mediamente decadere e trasformarsi in altre particelle (elettroni e neutrini). Questo vuol dire che praticamente nessun muone, che tipicamente viene prodotto a dieci o venti di chilometri di altezza dalla superficie terrestre, dovrebbe poter attraversare tutta l'atmosfera terrestre e arrivare alla superficie restando "vivo".

E invece in superficie di muoni ne arrivano in grande quantità. Come fanno a percorrere una distanza così grande senza decadere nel frattempo?

La spiegazione sta proprio nella teoria della relatività.  Noi vediamo i muoni in movimento rispetto al nostro sistema di riferimento. E quindi la loro vita media, che da fermi sarebbe di un milionesimo di secondo, dal nostro punto di vista si dilata per il fatto che in realtà essi si muovono a velocità prossime a quelle della luce. Si dilata a tal punto da permettere loro di percorrere decine di chilometri invece che soltanto 300 metri, prima di decadere. Ed è per questo motivo che arrivano  sulla superficie terrestre. Dal suo punto di vista, il muone non noterebbe niente di strano. Lui, nel suo sistema di riferimento, in cui è fermo, campa come al solito, quel milionesimo di secondo. Il suo orologio interno, per così dire, non cambia. Siamo noi, che lo vediamo muoversi, a vederlo vivere più a lungo. La differenza, insomma, si nota soltanto al momento del confronto. Bello, eh?

In realtà la storia dei muoni è solo uno degli ennemila esempi di questo fenomeno. La realizzazione di un acceleratore di particelle, ad esempio, deve tenere conto della teoria della relatività e di tutti i suoi inghippi, e quindi anche del fenomeno della dilatazione dei tempi e della contrazione delle lunghezze. Se non lo si facesse un acceleratore di particelle semplicemente non funzionerebbe. Quelli che dicono che la relatività è solo una teoria, intendendo che non è stata dimostrata, straparlano. E' come andare a dire a un elettricista, che progetta impianti per guadagnarsi da vivere, che l'elettromagnetismo è solo una teoria. Il problema è che "teoria", nel linguaggio scientifico, non sempre corrisponde a ciò che si intende nel linguaggio comune.

Premesso tutto questo, chiediamoci quanto guadagnerebbe, in tempo, un astronauta che restasse svariati mesi di tempo nella stazione spaziale, grazie alla dilatazione relativistica del tempo: un astronauta, infatti, si muove rispetto ai suoi colleghi umani sulla terra a una velocità che è di gran lunga superiore alle normali velocità, seppure alte, raggiungibili normalmente. La stazione spaziale internazionale, ad esempio, si muove a una velocità rispetto alla superficie terrestre di quasi 8 Km/s, che non si avvicina neanche lontanamente ai 300000 Km/s della velocità della luce, ma è moltissimo anche rispetto alla velocità di una Multipla Bipower in fase di sorpasso.

A parte lo stare qualche mese a gravità zero, che sembra riduca l'assimilazione del calcio con possibili problemi alle ossa, succede anche che il campo gravitazionale terrestre, all'altezza della stazione spaziale, è un po' inferiore che sulla superficie terrestre. E anche questo aspetto ha un effetto sulla misura del tempo, ma in senso opposto.

Infatti la teoria della relatività generale (quella di cui abbiamo parlato finora era quella ristretta, anche detta speciale) prevede che un campo gravitazionale rallenti lo scorrere del tempo. E quindi ne consegue che sulla superficie terrestre il tempo, a causa di questo effetto, scorra un po' più lentamente che sulla stazione spaziale. Questo effetto è stato misurato per la prima volta nell'esperimento di Pound e Rebka (fonte), e adesso è addirittura alla base del funzionamento del GPS (fonte) come avevo raccontato qui. I satelliti che servono per misurare la posizione sulla terra, infatti, sono in orbita attorno alla terra, e il loro tempo scorre diversamente che sulla superficie terrestre. L'effetto, piccolissimo per la vita umana e per i normali fenomeni quotidiani, non può invece essere trascurato per un posizionamento preciso, perché un errore di qualche miliardesimo di secondo ogni minuto si traduce, data la velocità della luce, in una perdita della posizione in meno di un'ora.

In pratica quindi, per un astronauta sulla stazione spaziale, ci sono due effetti contrastanti: l'alta velocità della stazione spaziale rispetto alla terra, che rallenta un po' lo scorrere del tempo rispetto a chi resta a terra, e la maggiore distanza dal centro della terra, che invece accelera l'orologio rispetto a chi sta sulla terra. Tra i due effetti, considerata la velocità della stazione spaziale, e la sua distanza dalla superficie terrestre (circa 400 Km) è il primo che vince. L'astronauta Scott Kelly, che ha un fratello gemello, ha trascorso un anno nello spazio, e questo gli ha permesso di guadagnare in totale circa 6 millisecondi rispetto al suo fratello gemello che è rimasto sulla terra, e anche rispetto a qualunque terrapiattista. Il fatto che il campo gravitazionale terrestre su in quota sia inferiore a quello sulla superficie, produce un effetto che va in direzione opposta, ma che, data la distanza dalla terra della stazione spaziale, e data l'intensità del campo gravitazonale terrestre, è circa 100 volte inferiore, e quindi sostanzialmente trascurabile. La massima velocità mai raggiunta da manufatto umano è stata ottenuta dalla sonda spaziale Juno (73.6 Km/s). A quella velocità, comunque irrisoria rispetto alla velocità della luce, il ringiovanimento sarebbe di circa un paio di secondi all'anno. Praticamente il tempo che si risparmia negli sms a scrivere xke invece di perché.





lunedì 23 aprile 2018

Gli UFO che causano problemi all'acceleratore del Cern!

Ebbene si, gli UFO causano problemi all'acceleratore LHC del Cern di Ginevra.  Considerato che la maggioranza della gente delle notizie legge solo il titolo, questo titolo è perfetto per scatenare le fantasie dei complottisti e del popolo dei condivisori compulsivi della rete, il popolo del "non ce lo dicono ma accade realmente".

La notizia può essere letta qui, e magari qualcuno l'avrà inoltrata in rete convinto che descriva quello che ho appena scritto sopra. Sì perché quando si parla del Cern, certa gente lo vede come il male assoluto, il luogo in cui la scienza diventa torbida e usata per le peggio nefandezze e in modo ovviamente supersegreto (ma loro lo hanno scovato su Youtube!).

Tanto per avere un assaggio di cosa scrive certa gente sul Cern, leggete ad esempio questo. E non è il peggio che si trova in giro sull'argomento! Portali verso altri universi che vengono lasciati aperti per dimenticanza sarebbero infatti all'ordine del giorno al Cern, come successo in questo caso. Così come la casalinga, che quando esce per fare la spesa controlla se ha chiuso il gas, il fisico del Cern, quando va a casa la sera, si chiede sempre: "avrò chiuso il portale verso le 32 dimensioni?". A volte capita che se lo dimentichi aperto, e succedono disastri.


Un temporale sopra Ginevra. Secondo gli autori del filmato è un portale verso altre dimensioni incautamente aperto dai ricercatori del Cern.

Considerato quindi il fatto che certi vedono il Cern come la sintesi di tutte le possibili trame oscure che la scienza moderna sia capace di ordire, e considerato che LHC è stato additato come la macchina che potrebbe distruggere il mondo (e se non è ancora successo è solo questione di tempo), la notizia che gli UFO causino problemi all'acceleratore LHC è molto succosa.

Nota:  E' curioso che queste cose se le dicano e le diffondano usando il web, inventato proprio dal Cern. Il web, l'antitesi del segreto, inventato e dato gratuitamente al mondo proprio da quell'istituzione che non vuol far sapere quello che fa! Chiaramente ci deve essere un disegno dietro!

Mettiamoci nella mente del complottista tipo: qui ci troviamo chiaramente di fronte agli alieni, che essendo buoni per definizione (i rettiliani sono un caso a parte), stanno arrivando in nostro soccorso. Se non ci riescono i semplici cittadini a fermare gli scienziati pazzi del Cern, ecco che arrivano i nostri da qualche altra galassia a mettere fine al delirio di onnipotenza della scienza. E quindi ecco gli UFO a fare i dispettucci a LHC.






Invece, per buona pace dei complottisti anti Cern, gli alieni non c'entrano proprio. Però, come spesso accade in questi casi, la notizia è un pretesto per imparare qualcosa di interessante. Vediamo.

LHC, che sta per Large Hadron Collider, è un acceleratore a forma di anello di circa 27 Km di circonferenza, che accelera protoni ad altissima energia in direzioni opposte, con lo scopo di farli urtare fra loro in punti ben precisi, dove sono collocati gli apparati sperimentali che hanno il compito di studiare quello che succede in questi urti.  Accelerare protoni fino a queste energie implica una serie di accorgimenti tecnici, per far sì che i fasci di particelle, in caso di problemi, vengano estratti in modo sicuro, senza che possano danneggiare l'acceleratore stesso. Sebbene infatti l'energia di un singolo protone sia equiparabile a quella di un moscerino in volo, quindi niente di cui preoccuparsi, un intero fascio di protoni ha più o meno l'energia di un Eurostar in corsa. Quindi è essenziale che, in caso di problemi (poi vedremo quali potrebbero essere), il fascio di particelle venga estratto in sicurezza.

Sottolineo che la sicurezza è nei confronti delle apparecchiature dell'acceleratore, e non nei confronti del mondo esterno e della gente. L'acceleratore infatti è collocato sottoterra, e quello che può succedere di grave nel caso di incidente tecnico (ed è successo) è soltanto che si danneggino le componenti dell'acceleratore. Per il resto il fascio di particelle non può produrre danni di alcun tipo alle persone, dato che, durante il funzionamento dell'acceleratore, il tunnel dove esso è collocato è chiuso a chiunque.

Ad esempio ci possono essere delle instabilità nel fascio di particelle, oppure dei problemi di criogenia (i magneti, necessari per mantenere le particelle su una traiettoria circolare, sono di tipo superconduttore, e sono quindi raffreddati quasi allo zero assoluto). Oppure ci può essere un "magnet quench", o un problema elettrico, che altererà la stabilità dei fasci di particelle. In questi casi, per i quali dal manifestarsi del problema può passare un tempo che varia da alcuni secondi a 15 millesimi di secondo, sono stati messi a punto sistemi di protezione che sostanzialmente prendono i fasci di protoni e li fanno uscire dall'acceleratore in modo sicuro e controllato, mandandoli ad arrestarsi contro dei blocchi di cemento.

All'inizio di LHC però, oltre a questi problemi ben noti agli esperti di acceleratori, venne fuori un altro problema: la presenza degli UFO, acronimo che in questo caso sta per Unidentified Falling Objects, oggetti non identificati in caduta.

Il problema degli UFO si manifesta in un tempo brevissimo, che è di 6-700 microsecondi, corrispondente a meno di 3 giri percorsi dai protoni all'interno dell'acceleratore. E i protoni nell'acceleratore vanno alla velocità della luce (non esattamente, ma in pratica è come se). Quindi è un problema che lascia pochissimo margine di intervento, e quando si manifesta esso catalizza una forte e improvvisa instabilità nella traiettoria dei protoni nell'acceleratore, con conseguente e immediata perdita del fascio circolante.

Ma cosa sono questi UFO? Gli extraterrestri e i dischi volanti non c'entrano nulla, ovviamente. Questi oggetti "cadenti" (Falling, e non Flying) non identificati sono microparticelle di polvere delle dimensioni del millesimo di millimetro o anche considerevolmente più piccole, che sono contenute nel tubo dell'acceleratore, nonostante l'altissimo vuoto che viene prodotto al suo interno. Queste microparticelle possono staccarsi dalle pareti del tubo, e cadere a causa della forza di gravità, e nel frattempo caricarsi elettrostaticamente al passaggio dei protoni del fascio, e quindi alterarne la traiettoria tramite il campo elettrico che acquisiscono, al punto tale da far perdere in brevissimo tempo il controllo delle traiettorie dei protoni circolanti. Per proteggere quindi l'acceleratore da una perdita improvvisa dei fasci di protoni circolanti al suo interno, è necessario mettere in atto sistemi ultraveloci di "beam-dump", ovvero di "uscita controllata" del fascio di protoni. Una delle tante difficoltà tecniche che bisogna superare per far funzionare questo strumento ultracomplesso, insomma.

Maggiori dettagli su questi UFO possono essere trovati qui.




domenica 15 aprile 2018

La prova della materia oscura è in una galassia senza materia oscura.

Tutto nasce da un recente articolo pubblicato su Nature: A galaxy lacking dark matter (una galassia a cui manca la materia oscura). L'articolo riporta la scoperta di una galassia nella costellazione del Dragone, che di nome fa NGC1052–DF2, e che dalle misure non sembra praticamente avere materia oscura al suo interno o attorno ad essa. Che uno direbbe "evabbè, magari può capitare, fra tante galassie". E invece, potrebbe essere che questa scoperta sia la prova più forte proprio a sostegno dell'esistenza della materia oscura.  Come è possibile? Perché proprio la mancanza di materia oscura in una galassia potrebbe costituire la prova della sua esistenza nell'universo?


NGC1052-DF2 viene chiamata anche "see-through galaxy", perché appare rarefatta in modo anomalo, e si possono vedere galassie molto più distanti attraverso di essa.

Facciamo un passo indietro. Cos'è la materia oscura? Già da circa 40 anni si è scoperto che il moto delle stelle attorno alle galassie non è quello che ci si aspetterebbe in base alla quantità di materia che si suppone essere presente nelle galassie tramite le emissioni elettromagnetiche. Le stelle, infatti, ci appaiono ruotare attorno alle galassie molto più velocemente del previsto, come se ci fosse molta più materia di quella che vediamo. E non solo, ma più ci allontaniamo dal centro della galassia, più questa differenza fra materia osservata e aspettata, cresce.

Ma perché una stella ruota attorno al centro della galassia? Risposta: per lo stesso motivo per cui la terra ruota attorno al sole: la forza di gravità. Il nostro sole, ad esempio, si trova a circa 30mila anni luce dal centro della Via Lattea, e ruota attorno al suo centro alla velocità di circa 220 Km/s, facendo un giro completo in circa 230 milioni di anni, milione più milione meno. Questo moto è dettato da tutta la massa che si trova compresa nella sfera di raggio pari alla distanza fra il sole e il centro della galassia. Tutta la materia al suo interno regola il moto del sole, in base alle leggi della gravitazione. E' la stessa cosa che succede alla terra, e che fa sì che essa ruoti attorno al sole: la massa compresa in una sfera di raggio pari alla distanza terra sole (e che sostanzialmente coincide con la massa del sole), regola il suo moto di rivoluzione. E se avete qualche dubbio, questa qua sotto è la velocità di rivoluzione dei pianeti attorno al sole, in funzione della loro distanza dal sole stesso, sovrapposta alla previsione data dalla legge di Newton, cioè la terza legge di Keplero.

Velocità di rivoluzione dei pianeti attorno al sole in funzione della loro distanza dal sole stesso. In blu la previsione della legge di Newton.


La stessa regola vale anche per le stelle dentro una galassia, che può essere vista come un mega sistema solare. Quindi, secondo la legge di Newton, la velocità di una qualunque stella attorno al centro della sua galassia dovrebbe decrescere con la distanza dal centro, così come avviene nel sistema solare.

E invece si osserva il contrario: misure effettuate su un numero molto grande di galassie mostrano inequivocabilmente che la velocità di rivoluzione delle stelle attorno al centro della galassia, qualunque sia la galassia a cui appartengono, differisce fortemente dalle previsioni della legge di Newton, come si vede dalla figura qua sotto.

Velocità di rotazione della galassia M33 in funzione della distanza dal centro. Dati osservati e andamento aspettato in base alla distribuzione di materia visibile.




Differisce come se nelle galassie ci fosse molta più materia di quella visibile e stimabile in termini di stelle e gas, ovvero tramite ciò che emette e assorbe onde elettromagnetiche. E soprattutto questa materia misteriosa deve essere presente in modo sostanzialmente diverso dalla materia ordinaria, e cioè essere distribuita in grandi aloni attorno alle galassie, in modo da spiegare l'andamento della velocità di rivoluzione delle stelle in funzione della distanza dal centro galattico.



Velocità di rotazione in alcune galassie, In rosso la via lattea, dove siamo noi. Tutte differiscono dalle previsioni in base alla distribuzione di materia visibile.
La quantità di materia invisibile presente negli aloni delle galassie è stimabile in base ai suoi effetti gravitazionali, tramite lo studio del moto delle stelle, e è tipicamente pari ad almeno 30 volte la massa visibile delle galassie. In sostanza questo vuol dire che la quantità di materia oscura presente nelle galassie è di gran lunga dominante rispetto alla materia ordinaria.

Sketch (da non prendere troppo alla lettera!) di come generalmente dovrebbe essere distribuita la materia oscura negli aloni delle galassie, in base alle misure della velocità di rotazione delle stelle.


Intuita la sua presenza da Fritz Zwicky nel 1933, e osservata in tutto il suo fulgore negli anni 70 grazie alle misure dell'astronoma Vera Rubin, negli anni le evidenze sulla presenza della materia oscura sono aumentate, anche grazie ad altre tipologie di osservaioni sperimentali, ma la sua natura resta misteriosa. Potrebbero essere sconosciute particelle elementari prodotte nei primi istanti di vita dell'universo, e che a tutt'oggi vagano inerti senza interagire con il resto della materia, ma producendo forza di gravità, oppure magari buchi neri prodotti all'inizio della storia dell'universo, e che si sono "ingrassati" nel tempo. La recente osservazione delle onde gravitazionali, prodotte dalla fusione di due buchi neri di circa 25-30 masse solari, evento ritenuto rarissimo prima di questa scoperta, e invece apparentemente frequente, potrebbe supportare questa ultima ipotesi, fino a ieri ritenuta improbabile rispetto alla prima ipotesi. Sta di fatto, che ad oggi non abbiamo idea di cosa sia la materia oscura, nonostante i tanti esperimenti realizzati per evidenziarne la natura. E quindi è anche per questo doppiamente oscura: non si vede, e non sappiamo cosa sia.

E non basta! Senza materia oscura diventa veramente molto difficile spiegare come si possano essere formate le galassie (e noi, in ultima analisi) a partire da quel calderone caldissimo e praticamente uniforme che era l'universo primordiale. Accumuli sparsi di materia oscura sarebbero stati indispensabili per addensare la materia ordinaria, grazie all'azione della forza di gravità, e quindi dare origine ai germi delle galassie odierne. Insomma, tanto per dirne una, senza materia oscura questo blog non sarebbe esistito, non so se mi spiego!

Però, come sempre, agli scienziati piace trovare spiegazioni alternative intriganti. E' il bello della scienza, quello di mettere sempre tutto in discussione. Alla faccia di chi dice che la scienza è dogmatica. E quindi alcuni hanno pensato che forse quello che noi chiamiamo materia oscura non è affatto un eccesso di materia misteriosa ammassata ai bordi delle galassie, ma è un effetto apparente, dovuto al fatto che la legge di Newton, a grandi distanze, devia dalla legge di Newton che studiamo a scuola. E quindi, fidandoci della legge di Newton per interpretare il moto delle stelle attorno alle galassie, arriviamo  a conclusioni sbagliate su come dovrebbe essere la distribuzione di materia al loro interno, tanto da credere che ce ne sia molta di più. Questa teoria prende il nome di MOND, MOdified Newtonian Dynamics (fonte, fonte).

Insomma, in soldoni, secondo MOND noi crediamo di osservare la presenza di materia oscura nelle galassie perché ci fidiamo della legge di Newton a grandi distanze, e secondo la legge di Newton il moto delle stelle attorno al centro delle galassie non è proprio spiegabile se non ammettendo che ci sia più materia di quella che vediamo. Ma se invece fosse la legge di Newton a essere sbagliata a grandi distanze, allora tutto questo si spiegherebbe facilmente senza dover ammettere materia oscura di alcun tipo.

Certo, MOND è una spiegazione ad hoc, ma in fin dei conti anche la materia oscura lo è. E non ci crederete, ma questa spiegazione alternativa funziona molto bene! Funziona benissimo per spiegare il moto anomalo delle stelle attorno alle galassie, senza dover ipotizzare l'esistenza della materia oscura. E sebbene esistano altre evidenze a supporto della materia oscura, quali il gravitational lensing e il "famoso" bullet cluser, anche in questo caso la partita con MOND non sembra essere proprio chiusa (fonte).

Fino alla scoperta recente di NGC1052–DF2. In questa galassia la misura del moto delle stelle attorno al suo centro fornisce un rapporto fra materia oscura e materia ordinaria pari a 1, contro i 30 e passa normalmente misurati in tutte le galassie. In sostanza la materia oscura in NGC1052.DF2, è pochissima. Le sue stelle, ruotandoci attorno, seguono perfettamente la legge di Newton.

E perché la mancanza di materia oscura in questa galassia costituirebbe, paradossalmente, una prova molto forte dell'esistenza della materia oscura nell'universo? Semplice: perché in un colpo solo mette in crisi MOND! Eh sì, perché se, come dice MOND, la materia oscura fosse dovuta al fatto che la legge di Newton, a grandi distanze, non è quella che ci fanno studiare a scuola, questa regola dovrebbe valere per tutte le galassie, una volta che andiamo a grandi distanze rispetto al loro centro. E quindi dovrebbe valere anche per NGC1052–DF2. E invece per lei non vale! Un perfetto esempio di falsificazione di una teoria scientifica. Se trovi qualcosa che va in contraddizione con le sue previsioni, quella teoria è sbagliata. O, per lo meno (Popper non va mai preso troppo alla lettera), è probabile che sia sbagliata. Un'osservazione del genere di per sé non significa molto (con buona pace di Popper), ma la scoperta di altre galassie di questo tipo potrebbe mettere in crisi le teorie Mond.

In ogni caso questa scoperta è molto interessante. Non solo perché metterebbe in crisi le teorie alternative alla materia oscura tipo MOND, ma anche perché ci dice che non è detto che per forza nelle galassie ci debba essere materia oscura! Sarà interessante vedere se altre galassie presentano la stessa caratteristica di NGC1052–DF2. Che la risposta sia sì o no, sarà una risposta interessante. Nel primo caso sarà interessante capire cosa caratterizza il formarsi di galassie senza materia oscura al loro interno, nel secondo caso sarà invece interessante capire come mai, proprio quella galassia e solo quella, è stata schifata dalla materia oscura. Insomma, come al solito, è la scienza, bellezza! Come diceva Shakespeare, "ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio (che non credo sia quello di CSI Miami) di quante ne sogni la tua filosofia".

giovedì 12 aprile 2018

Ci sbattiamo per arginare la deriva ascientifica. E poi leggi questo...

In questi ultimi tempi si discute molto di come arginare la diffusione delle bufale e la deriva ascientifica, in particolare sui temi che riguardano la salute, incentivata da siti farlocchi, da pseudomedici e pseudoscienziati di vario tipo, santoni, ciarlatani, e comitati di gente informata. E per fare questo si organizzano giustamente convegni, dibattiti, e si mobilitano perfino le Istituzioni.

Poi però succede che leggi un articolo come quello di oggi sul Corriere della Sera, cronaca di Torino, che titola: Federica e Marta, respiriane: "il cibo non è utile, ci nutriamo di energia. A casa non ci sono più pentole".

E' la storia di due donne, che hanno smesso di mangiare (ogni tanto un piccolo spuntino, ma roba da poco, e quasi mai cibi solidi), perché hanno scoperto l'alimentazione pranica, che sostanzialmente significa che il cibo si ricava dal semplice vivere in armonia con la natura.

Entrambe, dice l'articolo,  "normalmente non mangiano, perché si saziano dell’energia positiva che le circondano". A parte quel "normalmente" (anche io, normalmente, tra un pasto e l'altro non mangio), mi chiedo se sarà stato per mancanza di energia positiva che Bobby Sands, attivista nordirlandese, quando era prigioniero nelle carceri inglesi, nel 1981, morì in seguito a uno sciopero della fame condotto a oltranza. Invece di rigenerarsi come le due tipe, a forza di digiunare è morto! Incidenti che succedono ai pranici principianti.

Comunque, fermo il fatto che senza mangiare si muore senza se e senza ma, e che l'alimentazione pranica è una cazzata punto-e-basta, bisogna anche dire che su sette miliardi c'è anche posto per questi scocomerati. Ne avevo parlato in questo articolo, proprio a proposito delle pratiche demenziali sul digiuno. Che uno - ingenuamente - penserebbe che in realtà non ci creda realmente nessuno a queste cose, ma poi, leggendo certe risposte stizzite che ho ricevuto, corredate dall'immancabile "studia!", ti devi ricredere pure su questo.

Però, andando avanti nella lettura dell'articolo del Corriere, mi aspettavo da un momento all'altro una stoccata sarcastica da parte della giornalista. Non so, una cosa del tipo "ma quando respirate, respirate aria pura, o l'odore dell'arrosto che cuoce in forno?" Cose così, insomma. Io, di sicuro, al suo posto non avrei resistito.

E invece niente. Neanche una punta di ironia, un dubbio sul fatto che non fosse una questione pranica, ma cranica. Nemmeno una velata insinuazione sul fatto che queste due scocomerate necessitassero innanzitutto di un bravo psichiatra, perché la loro non è armonia con la natura, ma anoressia. Una malattia, di cui si può morire, e che è sempre più diffusa, soprattutto fra i giovani, e in particolare le ragazze.

E invece nulla. Nessuno scetticismo, nessun dubbio nemmeno di fronte a frasi del tipo "Per me l’alimentazione pranica è una scelta. Trovo l’energia intorno a me, l’accolgo e ascolto il mio corpo. Non ho fame, mi sento sazia dell’energia che ho raccolto", e nemmeno un sorrisetto all'affermazione "Io mi sento addirittura meglio. La mia pelle è ringiovanita, addirittura cambia anche l’odore della pelle, è come ringiovanire". Niente di niente. Con lo spirito critico di una lumaca che si accinge ad attraversare l'autostrada, la giornalista riporta stupita queste incredibili rivelazioni, in un articolo che è una bomba.

Una bomba non tanto per le cazzate che contiene, ma perché sputa sopra lo sforzo che tanti genitori  fanno contro l'anoressia dei figli. Un articolo che è un alibi perfetto per i malati di questa patologia, che notoriamente hanno innanzitutto il problema di percepirsi malati. E' noto infatti che gli anoressici si vedono sempre belli e in piena forma, senza nessuna consapevolezza del loro stato. Non a caso l'anoressia è una malattia mentale.

E quindi hai voglia a organizzare congressi, dibattiti, campagne di sensibilizzazione, pubblicità progresso e task force contro la diffusione di bufale e di notizie pericolose sulla salute, quando poi ci sono giornalisti che addirittura esaltano atteggiamenti del genere.

Il Corriere, comunque, ha rimosso l'articolo dopo poche ore. Forse, dai commenti ricevuti, ha intuito di averla fatta grossa. Ma siccome il web non dimentica e non perdona le cazzate che scriviamo, questo è l'articolo originale tratto da archive.

In tutto questo delirio, una nota divertente, che ci riporta con i piedi per terra. Alla fine dell'articolo originale, che avevo letto quando era ancora visibile, c'era una pubblicità. Diceva "ti potrebbe interessare la ricetta degli spaghetti alla siciliana". Meno male che c'è il web!





martedì 10 aprile 2018

Giornata Internazionale dell'omeopatia

Oggi è la giornata internazionale dell'omeopatia (fonte).

Tutte le manifestazioni in programma si svolgeranno dalle ore 14:00 alle ore 14:01.